Logopedia e neuropsicologia dello sviluppo.

Disturbo da deficit dell’attenzione e Iperattività (ADHD)

I bambini con ADHD hanno una difficoltà specifica nell’organizzazione e nella gestione di attività complesse, perchè significa dover tenere in considerazione contemporaneamente una miriade di informazioni, cosa che richiede un impegno attentivo non indifferente. Ecco perchè fare i compiti è una sfida piuttosto difficile per loro, per cui punire il bambino relativamente a quegli aspetti che sono disturbo-specifici, (ossia che sono dovuti al disturbo) non ha effetti benefici sulla risoluzione dei “comportamenti problema”.

Quali sono, quindi, le caratteristiche “disturbo-specifiche” dell’ADHD?

  • difficoltà a mantenere l’attenzione a lungo nei compiti (si distrae dopo poco tempo)
  • difficoltà ad essere organizzato (dimentica il tipo di compito o l’occorrente per il compito)
  • difficoltà nella memoria a breve termine (dimentica cosa sta facendo e l’obiettivo di ciò che sta facendo)
  • difficoltà a completare un compito (riesce a iniziare anche bene un compito e a farlo solo per una parte)
  • difficoltà nei compiti complessi (fa fatica a comprendere una consegna se contiene più informazioni contemporaneamente).
  • difficoltà a rimanere fermo e/o seduto per un tempo relativamente lungo
  • difficoltà ad autoregolare i movimenti (quando si muove è maldestro, fa cadere le cose)
  • difficoltà ad aspettare il proprio turno anche di intervento verbale.

Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL)

Imparare a parlare, per un bambino non è sempre un percorso facile e naturale. In genere l’acquisizione di questo fondamentale strumento di comunicazione, che distingue l’essere umano dagli altri animali, avviene nei primi anni di vita e man mano si perfeziona, sia con la crescita, che attraverso il fondamentale contributo scolastico. A volte, però, ciò non accade per cui ci si trova a dover affrontare quello che i clinici definiscono: Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL). Si tratta di un disturbo dello sviluppo del linguaggio, espressivo e/o ricettivo, non causato da altre patologie (sindromi genetiche, ritardo cognitivo…), che se non trattato tempestivamente, potrà generare importanti conseguenze negli apprendimenti curricolari (dislessia, disortografia ..)

E’ molto diffuso, interessando il 5 – 7 % della popolazione prescolare, colpisce con prevalenza i maschi (2 – 3% dei maschi per ogni femmina), e ha un origine prevalentemente neurobiologica ereditaria, ciò a dire che non dipende da fattori di disagio psico-affettivo, quanto piuttosto di ordine organico/funzionale. E’ diagnosticabile a partire dai tre anni di età, ma oggi disponiamo di importanti indicatori precoci che ci permettono di intervenire anche prima:

  • lessico espressivo inferiore a 50 parole a 24 mesi
  • assenza di combinazione di parole (brevi frasi) a 30 mesi.

E ancora: produzioni fonologiche caratterizzate da repertorio ristretto di gesti articolatori, immaturità nella struttura sillabica delle lallazioni, inventario fonetico molto limitato, familiarità per ritardi di linguaggio. Nella norma, i bambini a 30 mesi, producono in media 300 parole differenti con una variabilità nei singoli bambini che va da un minimo di 80 ad un massimo di 500 parole, inoltre sono in grado di formare le prime frasi di due o più parole. I 36 mesi sono un’età critica sia per il limite dei ritardi transitori, sia ai fini diagnostici che prognostici. Intorno ai 36 mesi, infatti, il 30% circa dei bambini si normalizza, per cui, a questa età il livello di sviluppo grammaticale consente di differenziare i casi a più alto rischio di Disturbo Specifico di Linguaggio.

La caratteristica fondamentale di questi disturbi è l’incapacità di pronunciare correttamente o non pronunciare affatto alcuni suoni dell’eloquio adeguati all’età e al livello di sviluppo del bambino.

Le alterazioni fonetiche più frequenti riguardano:

– la sostituzione di un suono per un altro (la M con la B; la T con la D, la Z con la S)

– gli errori di articolazione fonetica di uno o più suoni (i suoni che più frequentemente vengono articolati con difficoltà sono quelli acquisiti per ultimi nella sequenza evolutiva: l, r s, z, gl, gn, c.)

– l’omissione di suoni

– gli errori di selezione e di ordinazione dei suoni all’interno di sillabe e parole.

Le difficoltà ad articolare un suono possono dipendere non solo dal tipo di fonema, ma anche dalla posizione che esso occupa all’interno della parola.

La risposta al trattamento è migliore, quanto più è precoce l’intervento ri-abilitativo.

Per questo è importante l’identificazione precoce e il ruolo del logopedista è fondamentale per rilevare lo status delle capacità linguistiche. Le sedute dedicate ai bambini sono molto divertenti. Lo specialista avvicina il piccolo tramite lo strumento del gioco e la collaborazione dei genitori, che dovrebbero partecipare alle sedute e apprendere gli esercizi per poi aiutare il bimbo nel recupero, è fondamentale.

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

I disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) comunemente indicati con l’acronimo DSA, costituiscono uno dei motivi di più frequente richiesta di consultazione e intervento presso i servizi di neuropsichiatria infantile, nonché uno dei problemi di maggior rilievo in ambito pedagogico. Studi epidemiologici confermano che ne risulta interessato il 3,5-4% della popolazione scolastica, con una prevalenza del sesso maschile 3-4 volte superiore rispetto al sesso femminile. Si tratta di disturbi evolutivi, che emergono in concomitanza dell’apprendimento della letto-scrittura ed interessano bambini intelligenti indenni da problemi di ordine cognitivo, neurologico, sensoriale, emotivo o socioculturale.

Nonostante ciò, a determinare il disturbo è una disfunzione del sistema neurocognitivo che, seppur integro, presenta aspetti citoarchitettonici e morfofunzionali con sfumate peculiarità, che investono una o più aree corticali e possono essere ritenute responsabili del deficit funzionale in uno o più processi modulo-specifici (lettura, scrittura, calcolo). Va inoltre ricordato, che è stata da anni confermata l’origine ereditaria di tali disturbi, tanto che tra i principali indicatori di rischio per la comparsa del disturbo, la familiarità interessa il 50-60% dei casi.

Altro elemento che determina la vasta eterogeneità di espressività e profili funzionali è la comorbilità con altri disturbi (ADHD, disturbi della coordinazione motoria, disturbi del linguaggio, disturbi d’ansia o dell’umore);

Studi clinici e genetici condotti per comprendere la contiguità tra Disturbi del linguaggio (DSL) e DSA mostrano una correlazione significativa tra la capacità di riconoscere e manipolare correttamente i suoni che costituiscono le parole (capacità metafonologica) e la capacità di letto-scrittura, nella prima classe elementare. In particolare, si è visto che, bambini più abili fonologicamente, imparavano più facilmente a stabilire la corrispondenza tra grafema e fonema.

Anche lo sviluppo dell’abilità visuopercettiva, della coordinazione visuomotoria e dell’orientamento spaziale sono requisiti fondamentali nel passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria. Oltre al riconoscimento di forme, dimensioni e posizioni, è importante saper discriminare le relazioni spaziali e distinguere la collocazione di oggetti, simboli, linee, numeri e lettere. Senza queste competenze non sarebbero possibili l’osservazione, il ragionamento e la comprensione e quindi lo svolgimento di processi complessi come la lettura e la scrittura.

L’insorgenza di un disturbo dell’apprendimento, può dunque essere in qualche modo atteso nei bambini che in età prescolare presentavano un deficit di linguaggio, di coordinazione visuomotoria o visuospaziale, di memoria di lavoro e/o di attenzione, mai diagnosticati o mai trattati tempestivamente e opportunamente.

Poiché nei disturbi del neurosviluppo, cui i DSA appartengono, la precocità della diagnosi, e quindi dell’intervento, è tra i fattori più importanti per una buona evoluzione, la possibilità di anticiparne l’individuazione è elemento fondamentale. Pur interessando, per definizione, gli anni della scuola elementare, gli “antecedenti” di un DSA sono molto remoti e possono essere facilmente identificati

Già alla fine della prima classe, infatti, è possibile porre il forte sospetto diagnostico di rischio di DSA.

I DSA non si risolvono con l’esercizio (leggere tanto non serve!). Per compensare tali difficoltà è, invece, necessario svolgere un intervento abilitativo e/o terapeutico personalizzato in relazione alle caratteristiche neuropsicologiche del bambino, emerse nella valutazione.

Quali sono i principali indicatori di rischio?

  • Pregresse o persistenti difficoltà di linguaggio
  • Inadeguatezza nei giochi linguistici, nel riconoscimento e nella costruzione di rime, nel compiere esercizi metafonologici.
  • Difficoltà mnestiche e attentive
  • Difficoltà grafomotorie

Il disturbo della memoria e della rappresentazione visuo – spaziale

Si tratta di un problema che investe dapprima lo sviluppo di competenze percettive (tattili – visive), di abilità motorie complesse e interessa aspetti della memoria e dell’attenzione. La “sindrome non verbale” non trova riscontro nei sistemi internazionali di classificazione, può pertanto essere presente all’interno di altre categorie diagnostiche come disturbo del calcolo o della coordinazione. Il bambino con disturbo visuo – spaziale può manifestare goffaggine, difficoltà nel disegno, specie quello geometrico, nell’incolonnamento, nella rappresentazione dei problemi e dei contenuti, nel capire figure o parole rispettandone i rapporti spaziali.

Disturbi della Deglutizione

I soggetti con alterazioni dell’articolazione dei suoni del linguaggio, presentano una maggiore incidenza di malocclusioni.

La malocclusione contribuisce all’insorgere e/o al persistere di un disturbo del linguaggio a causa della complessità dei rapporti esistenti tra lo sviluppo dell’occlusione e gli aspetti motori dell’occlusione e della fonazione.

Ad esempio nelle malocclusioni in senso verticale (morso aperto e morso coperto), si rilevano difficoltà di articolazione dei fonemi linguo-dentali (t/d/s/n/z), labio-dentali (f/v), bilabiali (p/b).

Diverse ricerche condotte sul rapporto forma-funzione, hanno dimostrato che esiste una notevole concordanza tra:

    • Anomalie della deglutizione
    • Disturbo dell’articolazione
    • Ridotta forza muscolare del distretto bucco-facciale

Da ciò nasce l’esigenza di porre attenzione alla rieducazione simultanea di deglutizione e fonazione in modo da poter ripristinare un nuovo e corretto equilibrio della muscolatura bucco-facciale, ricorrendo ad una accurata terapia miofunzionale.

Ma la correzione degli squilibri oro-facciali costituisce spesso una indispensabile integrazione ad una cura ortodontica e la migliore premessa alla futura stabilità dei risultati conseguiti, anche in tutte quelle situazioni in cui la produzione fono-articolatoria risulta essere adeguata.

Che cos’è quindi la deglutizione?

La deglutizione è l’atto di convogliare sostanze solide, liquide, gassose o miste (non solo alimenti) dall’esterno verso lo stomaco con percorsi completi e/o parziali che richiedono l’intervento di ben 50 muscoli, innervati da 7 paia di nervi cranici.

Durante la fase orale dell’atto deglutitorio, la lingua si muove in alto e indietro mettendosi in contatto con il palato e con un’azione di schiacciamento e di rotolamento spinge il bolo fino alla parte posteriore della bocca (istmo delle fauci) mentre la mandibola è tenuta chiusa dai muscoli massetere, temporale e pterigoideo. La punta della lingua preme contro la papilla retroincisale, il dorso contro il palato e i lati contro la faccia orale dell’arcata dentaria superiore. Tutto ciò ha una durata di circa un secondo e richiede il mantenimento di una adeguata competenza labiale onde evitare che il bolo o parti di esso, fuoriesca dalla bocca.

Le turbe della deglutizione in età evolutiva posso, quindi essere sia la conseguenza di una condizione patologica principale (sindrome genetica, danno neurologico, alterazioni meccaniche periferiche..) sia conseguenza di alterazioni funzionali dell’apparato stomatognatico (malocclusioni) dovute a malposizionamento degli organi fonatori (lingua in primis).

In entrambi i casi la diagnosi è multidisciplinare e la terapia, di tipo miofunzionale, (condotta dalla logopedista) deve essere volta a rieducare le funzioni e i comportamenti neuromuscolari impropri, eliminare fattori eziologici o contrastarne gli effetti, favorire l’eliminazione delle abitudini orai viziate (succhiamento del dito, di oggetti,…), correggere le alterazioni fono-articolatorie…

Le condizioni che concorrono al raggiungimento dei risultati sono molteplici, da una corretta diagnosi interdisciplinare ad un’approfondita conoscenza delle tecniche operative e non ultima un’adeguata motivazione e proficua collaborazione da parte del paziente.

Dott.ssa Rita Magni

Logopedista esperta in neuropsicologia dello sviluppo.

Logopedista esperta in neuropsicologia dello sviluppo.